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Così si zittiscono i rumori in casa

Gli schiamazzi e il traffico che assalgono dalla strada. Il fastidioso battere di tacchi dell’inquilino del piano sopra. La tv del vicino. Il troppo rumore è causa di stress e malesseri: funesta il sonno e la quiete. Il comfort acustico è benessere in casa, ma viene sottovalutato, anche nei suoi effetti sulla salute. La tecnologia per difendersi c'è e sta compiendo passi da gigante. Ma manca la preparazione. Sovente anche da parte di progettisti, imprese e installatori: proprio nella fase di posa si commettono errori impossibili da correggere.

Ogni sintomo ha una cura. Fonoisolamento e fonoassorbimento sono due concetti diversi. Se la necessità è proteggersi dai rumori dall’esterno, il mercato oggi propone infissi con vetro stratificato a doppia e tripla camera o sistemi di isolamento a parete con performance sempre più elevate. Accanto, avanzano soluzioni futuristiche: facciate e finestre che integrano, con le nanotecnologie, microfoni e altoparlanti. In entrambi i casi, il principio è rilevare il suono e combatterlo emettendo vibrazioni e onde di pari e contraria intensità. Il risultato sarà il silenzio, anche quando la finestra è aperta a vasistas.

Se il disturbo arriva dal vicino, la battaglia va combattuta su altri fronti. Parliamo di calpestio: in questo caso si può ricorrere ai pavimenti “galleggianti”, in genere montati sotto il rivestimento, ma oggi disponibili anche in applicazioni su fondo esistente, per evitare lunghi cantieri. Un isolamento attento non può prescindere da una cura “maniacale” dei punti di giunzione fra le pareti: angoli, spigoli, interconnessioni fra materiali diversi (l’infisso e la muratura) sono punti deboli così come lo sono gli impianti e le tubazioni. Fra lue ultime innovazioni (per difendersi a 360°) c’è il cosiddetto “box in box”, che usa il sottovuoto e trasforma la casa in una scatola cinese, dove il guscio esterno contiene il guscio interno. Gli involucri sono completamente separati da un’intercapedine che non deve però superare i due centimetri (il rischio è creare una cassa di risonanza).

Diversa è la fonoassorbenza. Il futuro (in alcuni casi già realtà) sono i tessuti per rivestire le facciate: assorbono il caos della città a beneficio anche di chi cammina per strada. Per smorzare le voci dentro un ambiente, si moltiplicano infine le proposte di pannelli, che funzionano come vere e proprie spugne e, al contempo, arredano i locali con design e colore. I materiali sono sempre più performanti e green: tessuti colorati e multiformi; muschio stabilizzato; pareti verdi (con piante vere e sistemi di irrigazione idroponici); sughero per vestire anche interi muri, al naturale o con inserti di colore.
Scegliere fra i diversi tipi di intervento non è facile. «Il fai da te è spesso inutile – spiega Elena Stoppioni, ingegnere esperta di acustica –. Il rumore si combatte caso per caso, esaminando bene il contesto, il tipo di edificio, i materiali che sono stati impiegati per costruirlo o ristrutturarlo. A volte occorre eseguire una stratigrafia. A differenza di ciò che accade per l’isolamento termico, aggiungere strati il più delle volte è un danno e non una via d’uscita».

Le norme (cioè il Dpcm 5/12/1997, in vigore da febbraio 1998) hanno senz’altro spinto il mercato a innovare, ma la scarsità di controlli non aiuta. Per le nuove costruzioni il livello di isolamento di facciata richiesto dalla legge è sulla carta di 40 decibel misurati in opera (cioè testati in loco e in modo effettivo, non solo da progetto) e di 50 decibel fra un appartamento e un altro: il televisore tenuto a un volume normale non deve percepirsi fra una stanza e l’altra.

«Il senso dell’udito non si spegne mai – spiega Gianni Naoni, progettista bresciano specializzato in acustica –. I suoni, positivi o negativi, ci accompagnano giorno e notte e condizionano la fruibilità di qualsiasi spazio, chiuso o aperto che sia».

C’è poi uno spartiacque enorme fra nuovo e ristrutturato. «Nel nuovo è dimostrato che si può andare ben oltre i limiti di legge – conferma Gabriele Crema della Crema Costruzioni, titolare dei lavori del residence Vivo a Ponzano Veneto, dove con un sistema box in box l’abbattimento del rumore aereo tra appartamenti è stato portato a 77 db –. Questo grazie a maestranze sempre più preparate, capaci di lavori sartoriali. In acustica, la precisione è essenziale. Per ciò che riguarda l’esistente, tuttavia, è possibile solo tamponare. Ma spesso l’investimento necessario a ridurre l’inquinamento da rumore non è commisurato al beneficio».

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Data: lunedì 4 febbraio 2019
Autore: Maria Chiara Voci